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Il Supplizio Dei Prigionieri

Il supplizio dei prigionieri

Il supplizio dei prigionieri

Le suppliche dei carcerati

Dopo la condanna i prigionieri potevano rivolgere ai magistrati delle Suppliche per agevolare i disagi della detenzione.

Tali suppliche implicavano che tali concessioni fossero soggette al pagamento della Pezaria, un importo fissato dai Magistrati preposti.

Molte di queste suppliche riguardavano la possibilità di scontare la pena a casa, il trasferimento in celle più salubri, poter continuare a seguire i propri affari dal carcere, oppure per  i costi delle spese di giustizia che il condannato non riusciva a saldare e doveva quindi rimanere in carcere nonostante avesse scontato la pena.

 

Le torture ai prigionieri

Affianco alle sale dei Signori della Notte c’ era la stanza delle torture nel palazzo delle prigioni, durante gli interrogatori si potevano, solo per alcuni reati, sottoporre i prigionieri alla tortura.

Considerate che il principale nemico a Venezia era il fuoco, quindi si evitava qualsiasi strumento di tortura che prevedesse utilizzo di fuoco.

La principale tortura, se non l’ unica che i Veneziani utilizzavano, era il supplizio della corda o meglio degli squassi di corda. Al malcapitato venivano legati dietro la schiena, i polsi e gomiti, poi veniva sollevato il corpo da dietro con la corda e mollato in caduta. Lasciamo a voi quale inimmaginabile tormento doveva subire il malcapitato con un supplizio del genere.

 

I galeotti

Ad un certo punto, dopo il 1500, la Repubblica di Venezia introdusse  una nuova pena, la condanna ad essere prigionieri a bordo delle Galee, le navi da battaglia Veneziane, incatenati, come rematori anziché scontare la pena all’ interno del sovraffollato carcere.

Si riteneva, a quel tempo, che tale pena fosse anche rieducativa se paragonata al marcire nelle luride celle permettendo contemporaneamente alla flotta Veneziana di avere rematori senza sostenerne i costi.

Un anno di permanenza sulle Galee equivaleva a 2 anni di prigionia nel conteggio della pena.

Come per gli altri carcerati i condannati al Remo dovevano pagarsi il mantenimento, le spese di giustizia e gli atti di scarcerazione.

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